Autori: Papagni D, Guglielmi G, Papagni G, Dibenedetto B, Sgaramella V, Brescia M, Ruta F, Barile E.
Health Perceptions Among Citizens in the Province of Barletta-Andria-Trani (BAT), Southern Italy: A Cross-Sectional Study Using the Health Perception Questionnaire (QPS). NSC Nursing (2026), Volume 3, Nr.1, pp. 1-23. DOI: 10.32549/OPI-NSC-146
Un’indagine promossa dal Commissione Università e Ricerca dell’OPI-BAT coinvolge 257 cittadini di cinque comuni della provincia, rivelando una concezione della salute lontana dal modello puramente biomedico.
Perché studiare la percezione della salute
Cosa significa, davvero, “essere in salute”? È una domanda solo apparentemente semplice. Fin dal 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come assenza di malattia — una definizione che ha segnato il passaggio da una visione puramente biomedica a una prospettiva biopsicosociale. La Carta di Ottawa per la promozione della salute, nel 1986, ha ulteriormente rafforzato questa idea, descrivendo la salute come un processo dinamico costruito nelle abitudini quotidiane, che richiede empowerment individuale e azione intersettoriale.
Negli ultimi decenni la ricerca ha mostrato che la salute percepita (o autopercepita) non è solo una sensazione soggettiva: è un vero e proprio predittore di morbilità, mortalità e utilizzo dei servizi sanitari, anche tenendo conto degli indicatori clinici oggettivi. Capire come le persone concepiscono la propria salute significa quindi avere in mano uno strumento prezioso per progettare interventi di promozione della salute realmente calibrati sui bisogni delle comunità.
Nonostante l’ampia letteratura internazionale sul tema, i dati a livello locale — specialmente nel Sud Italia, dove fattori socioeconomici e culturali possono plasmare in modo distintivo la rappresentazione soggettiva della salute — restano scarsi. Da qui nasce lo studio promosso dal *Commissione Università e Ricerca dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Barletta-Andria-Trani (OPI-BAT), condotto da un gruppo di professionisti sanitari del territorio e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica *NSC Nursing.
Lo strumento: il Questionario sulla Percezione della Salute (QPS)
Per condurre l’indagine è stato utilizzato il Questionario sulla Percezione della Salute (QPS), uno strumento validato in lingua italiana e sviluppato da Bonetti e colleghi, pensato specificamente per esplorare come i cittadini concepiscono la salute in tutte le sue sfaccettature. A differenza dei più diffusi questionari sulla qualità della vita, il QPS non si limita agli aspetti fisici e psicologici, ma indaga anche le dimensioni relazionale, spirituale, economica e legata allo stile di vita, risultando particolarmente utile per fotografare la percezione della salute a livello di comunità.
Il questionario è composto da 35 affermazioni, valutate su una scala a quattro livelli (da “fortemente in disaccordo” a “fortemente d’accordo”), che spaziano da item legati agli stili di vita (“l’attività fisica fa bene alla salute”) a item più marcatamente biomedici (“se non ho sintomi fisici, sono in salute”), passando per affermazioni sul benessere psicologico, i legami sociali, la spiritualità e la situazione economica.
Come è stata condotta l’indagine
Lo studio, di tipo osservazionale trasversale, ha coinvolto un campione di 257 cittadini adulti (età ≥18 anni), reclutati con una strategia di campionamento a quote, costruita per rispecchiare fedelmente la distribuzione per fasce d’età della popolazione adulta della provincia BAT secondo i dati ISTAT 2023.
La raccolta dati si è svolta tra il 1° febbraio e il 31 marzo 2026 in cinque comuni della provincia — Andria, Barletta, Trani, Bisceglie e Margherita di Savoia — durante eventi pubblici organizzati nei fine settimana: iniziative di promozione della salute promosse dall’OPI-BAT, fiere sanitarie locali, campagne di prevenzione e incontri comunitari realizzati in collaborazione con la ASL BAT. I ricercatori erano presenti direttamente presso i punti informativi per presentare lo studio e raccogliere l’adesione volontaria dei partecipanti.
Il questionario è stato somministrato in forma digitale, tramite tablet e piattaforma Microsoft Forms, accessibile anche con QR code. Per garantire la partecipazione equa anche delle persone anziane o con minori competenze digitali, i ricercatori erano sempre disponibili per assistere alla compilazione, leggendo le domande ad alta voce quando necessario. Prima di iniziare, ogni partecipante riceveva un’informativa digitale sugli obiettivi dello studio e forniva il consenso informato elettronicamente. Lo studio ha ottenuto l’approvazione del Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Foggia ed è stato condotto nel rispetto della Dichiarazione di Helsinki e del GDPR.
Oltre al QPS, sono state raccolte informazioni su età, sesso, livello di istruzione, condizione occupazionale, presenza di patologie croniche, eventuali ricoveri recenti e uso di farmaci.
Chi ha partecipato allo studio
Il campione finale era composto da 138 donne (53,7%) e 119 uomini (46,3%). Le fasce d’età più rappresentate erano quella tra 26 e 44 anni e quella tra 45 e 64 anni, ciascuna con 79 partecipanti (30,7% del totale); il 29,3% aveva 65 anni o più, mentre il 9,3% rientrava nella fascia 18-25 anni. Quasi la metà dei partecipanti (48,2%) aveva un titolo di studio di scuola secondaria superiore. Il 42% del campione ha riferito di convivere con almeno una patologia cronica, il 48,2% assumeva farmaci con regolarità, e il 14,8% era stato ricoverato nei dodici mesi precedenti l’indagine.
Cosa significa essere in salute, secondo i cittadini della BAT
Il primo dato rilevante riguarda la qualità dello strumento stesso: il QPS ha mostrato un’eccellente coerenza interna (alfa di Cronbach = 0,940), confermando la sua validità anche in un contesto geografico e culturale diverso da quello dove era stato originariamente sviluppato (il Nord Italia).
Ma il risultato più significativo dello studio riguarda il contenuto delle risposte. I cittadini della provincia BAT non associano la salute alla semplice assenza di malattia. Gli item che hanno raccolto il maggior consenso sono infatti quelli legati a comportamenti attivi e a uno stile di vita positivo:
- “La salute è il desiderio di vivere” — 95,7% di accordo
- “L’attività fisica fa bene alla salute” — 93,4% di accordo
- “Un’alimentazione equilibrata favorisce la salute” — 92,6% di accordo
- “Un buon riposo notturno favorisce la salute” — 90,3% di accordo
- “Una persona sana è attiva” — 90,3% di accordo
All’estremo opposto, le affermazioni che riflettevano una visione più strettamente biomedica o incentrata sull’assenza di sintomi hanno raccolto un consenso decisamente più basso:
- “Essere sani significa essere liberi dalle preoccupazioni” — 68,9%
- “L’assenza di dolore è segno di buona salute” — 67,3%
- “Se non ho sintomi fisici, sono in salute” — 69,6%
- “Assumere farmaci è segno di malattia” — 66,1%
- “Le persone sane seguono una dieta vegetariana” — appena 52,1%, l’item con il minor consenso in assoluto
Quest’ultimo dato merita una riflessione: più che un rifiuto dell’alimentazione sana in sé, sembra riflettere la forte identità culturale della dieta mediterranea nel Sud Italia, che porta i cittadini a distinguere tra “mangiare in modo sano” e “seguire un modello alimentare vegetariano specifico”.
Chi pensa cosa: le differenze tra i gruppi
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le differenze significative emerse tra sottogruppi della popolazione, individuate attraverso il test del chi-quadro (e il test esatto di Fisher dove necessario). Su 140 combinazioni analizzate (35 item per 4 variabili), 28 associazioni sono risultate statisticamente significative.
L’età è la variabile che pesa di più.
Gli over 65 mostrano sistematicamente un accordo più alto rispetto ai più giovani su tutte le affermazioni che legano la salute all’assenza di sintomi, dolore, farmaci o segni visibili di malattia. L’esempio più netto riguarda l’item sull’assenza di dolore come segno di buona salute: solo il 37,5% dei 18-25enni è d’accordo, contro l’89,3% degli over 65. Anche l’item sulla dieta vegetariana mostra un gradiente marcato: dal 25% di accordo tra i più giovani al 70,7% tra gli anziani. Questa differenza generazionale riflette probabilmente due fattori complementari: da un lato una socializzazione più tradizionale al concetto di salute nelle generazioni più anziane, dall’altro l’esperienza diretta del declino fisico legato all’età, che può portare a percepire l’assenza di sintomi come sinonimo di stare bene.
Chi convive con una patologia cronica mostra un accordo più alto su ben 11 item a orientamento biomedico — un dato che, a prima vista, potrebbe sembrare controintuitivo (ci si aspetterebbe che la convivenza con la malattia porti a una visione più complessa della salute), ma che è coerente con quanto osservato nello studio originale di validazione del QPS: vivere quotidianamente con una condizione cronica può, in alcuni casi, rafforzare — più che sfidare — una concezione della salute centrata sui sintomi.
Le differenze di genere, invece, sono risultate contenute e limitate a due soli item: gli uomini mostrano un accordo leggermente più alto sull’affermazione che l’attività fisica fa bene alla salute e su quella secondo cui una persona sana si impegna nella prevenzione delle malattie — un dato coerente con la letteratura, che spesso associa negli uomini la salute a performance fisica e comportamenti preventivi.
Cosa significa questo per la pratica infermieristica
Il messaggio più importante che emerge da questo studio, dal punto di vista infermieristico, è che i cittadini raramente definiscono la salute come semplice assenza di malattia. Concetti che l’educazione sanitaria promuove da sempre — attività fisica, peso corporeo adeguato, evitare comportamenti a rischio, prendersi cura di sé — trovano già un ampio consenso spontaneo nella popolazione.
Questo rappresenta un punto di partenza concreto per gli interventi di promozione della salute sul territorio: gli infermieri possono costruire sui valori e sulle convinzioni già radicate nei cittadini, invece di dover smontare convinzioni biomediche rigide. Comprendere cosa significhi “salute” per ciascuna persona non è un dettaglio accessorio, ma un presupposto fondamentale per un’assistenza realmente centrata sulla persona.
Gli autori dello studio richiamano anche l’evoluzione in corso nel Servizio Sanitario Nazionale britannico verso approcci “community-centred” e “community-powered”, che puntano a costruire partnership strutturali con le comunità coinvolgendo cittadini e organizzazioni locali nella progettazione, implementazione e valutazione dei servizi. È il passaggio, sintetizzato efficacemente nello studio, dal “fare salute per i cittadini” al “fare salute con i cittadini”.
I limiti dello studio
Gli autori stessi segnalano alcuni limiti da tenere presenti nella lettura dei risultati. Il campionamento, pur costruito per rispecchiare la distribuzione per età della popolazione provinciale, non è stato randomizzato, e questo limita la possibilità di generalizzare i risultati all’intera popolazione adulta della provincia (circa 300.000 abitanti). Il disegno trasversale, inoltre, fotografa la percezione dei cittadini in un unico momento e non consente di stabilire relazioni di causa-effetto tra caratteristiche sociodemografiche e percezione della salute. Va anche considerato che la scelta metodologica di dicotomizzare le risposte (accordo/disaccordo) — coerente con l’approccio dello studio originale di validazione — può aver comportato una parziale perdita di informazione. Infine, non essendo stato calcolato a priori un campione minimo necessario, lo studio va considerato di natura esplorativa.
Le conclusioni
Lo studio conferma che i cittadini della provincia BAT concepiscono la salute in modo olistico, considerando non solo il corpo, ma anche stile di vita, relazioni interpersonali e benessere mentale come componenti essenziali del proprio stare bene. Una visione puramente biomedica della salute, intesa come semplice assenza di malattia o sintomi, è condivisa solo da una minoranza dei partecipanti. La maggior parte dei cittadini riconosce che è possibile percepirsi in salute anche convivendo con una condizione cronica o un trattamento in corso.
Un dato particolarmente interessante emerge dal confronto con le statistiche nazionali: mentre i dati ISTAT segnalano da anni una salute autopercepita meno favorevole nel Sud Italia rispetto al Centro-Nord, i risultati di questo studio mostrano che i cittadini della BAT riportano comunque livelli elevati di accordo con affermazioni legate a stili di vita attivi e salutari. Questo suggerisce che le concezioni soggettive di salute non necessariamente rispecchiano gli indicatori oggettivi di salute della popolazione, ma possono essere modellate da fattori culturali locali — la tradizione alimentare mediterranea e le solide reti sociali e comunitarie tipiche dei contesti di piccole e medie dimensioni del Sud Italia.
Gli autori auspicano che futuri studi possano estendere l’uso del QPS ad altre province italiane, con metodologie di campionamento probabilistico, per verificare se questi risultati siano confermati su scala più ampia, ed esplorare eventuali differenze regionali.
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