Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali di Enti sussidiari dello Stato, sulla palesata intenzione della ASL Bari (Azienda capofila sulla tenuta del concorso unico regionale per 1000 (mille) posti di Infermiere – Area dei Professionisti della Salute e dei Funzionari), evidenziano a seguire le ragioni dell’inutilità e della dannosità di anteporre alle prove concorsuali previste per il profilo di Infermiere, la prova concorsuale preselettiva.
La richiesta di non attuare la prova preselettiva, procedendo direttamente con l’espletamento della prova scritta e pratica, è l’unica soluzione che coniuga l’interesse pubblico che le SS.LL. non possono ignorare con i principi di efficienza, economicità e tempestività dell’azione amministrativa e si fonda su una pluralità di motivazioni di ordine giuridico, organizzativo ed economico, che non possono non essere considerati meritevoli di una attenta valutazione.
Il profilo organizzativo
Analizzando i flussi e risultati conseguiti dalla ASL Bari nel precedente Concorso Unico Regionale realizzato senza le prove preselettive, che ha riguardato circa 16.000 candidati iscritti, si osserva che si sono presentati a sostenere le prove circa 9000 candidati così ottenendo una fisiologicamente inferiore rispetto agli iscritti.
Il profilo Politico e Amministrativo
Attualmente la Regione Puglia è priva di graduatorie attive a tempo indeterminato per il profilo di infermiere. L’introduzione di una fase preselettiva comporterebbe un inevitabile allungamento dei tempi di espletamento della procedura, in un contesto caratterizzato da carenze strutturali di personale e da un fabbisogno assistenziale già ampiamente documentato e di conoscenza della “governance” regionale della sanità.
Il profilo economico-organizzativo
La prova preselettiva determinerebbe inoltre costi aggiuntivi rilevanti (logistica, personale, servizi informatici, vigilanza, commissioni), con impatto diretto sui bilanci aziendali e regionali, in una fase storica in cui il SSR pugliese è ancora condizionato dagli esiti dei piani di rientro e da stringenti vincoli finanziari. Si ricorda, peraltro, che nel precedente concorso regionale gestito dalla medesima ASL Bari, proprio al fine di contenere tempi e costi, si è proceduto all’accorpamento della prova scritta e della prova pratica, senza ricorrere ad alcuna fase preselettiva, con esiti positivi in termini di efficienza procedurale.
Il profilo giuridico e di opportunità politica
Si richiama l’art. 36, comma 2 del D.Lgs. 165/2001, che consente il ricorso a contratti flessibili esclusivamente per esigenze temporanee ed eccezionali, vietandone l’utilizzo per il fabbisogno ordinario. In assenza di graduatorie a tempo indeterminato, il sistema regionale è oggi costretto a un utilizzo distorto della flessibilità contrattuale. Una graduatoria ampia e stabile consentirebbe invece di rispondere in modo strutturale ai fabbisogni, anche attraverso eventuali assunzioni a tempo determinato per garantire i LEA, evitando di creare precariato “selvaggio”, in quanto lo scorrimento della stessa graduatoria a tempo indeterminato, porterebbe ad una naturale stabilizzazione del personale precedentemente assunto a tempo determinato.
Si ricorda inoltre che il personale sanitario è espressamente escluso dalla cosiddetta “norma taglia-idonei” (art. 35, comma 5-quater, D.Lgs. 165/2001, come modificato dalla Legge 74/2023), con la conseguenza che è giuridicamente legittimo e funzionale disporre di graduatorie ampie, coerenti con le reali necessità del sistema sanitario regionale.
Vi è più che tale esigenza risulta ulteriormente rafforzata:
- dal significativo numero di quiescenze previste nel prossimo triennio, periodo di validità
della graduatoria; - dall’attuazione del DM 77/2022, che impone l’implementazione dell’assistenza territoriale
(Infermiere di Famiglia e Comunità, Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali
Operative Territoriali); - dalla necessità di favorire il rientro di professionisti pugliesi attualmente in servizio in
altre regioni, spesso già altamente formati ed esperti; - dal rischio concreto di dispersione del capitale umano formato in Puglia, considerati i
rilevanti investimenti pubblici nella formazione universitaria degli infermieri pugliesi, che
continuano a trovare, per una buona percentuale, occupazione fuori regione o all’estero; - dalla crescente concorrenza del privato accreditato, che propone condizioni economiche e
organizzative spesso più attrattive rispetto al servizio pubblico.
Alla luce di quanto esposto, gli OPI della Puglia ritengono che l’attivazione di una prova preselettiva non risponda ad alcuna reale esigenza di interesse pubblico, ma al contrario rischi di compromettere l’efficacia, la tempestività e la sostenibilità dell’azione amministrativa, in un momento storico in cui il sistema sanitario regionale necessita di risposte immediate e strutturali mortificando la professione infermieristica che si ricorda essere una professione abilitata dallo Stato
sin dal rilascio della laurea in infermieristica.
Per quanto sopra riportato si è certi di un accoglimento della presente istanza, nell’interesse del Servizio Sanitario Regionale, dei professionisti e della collettività, in coerenza con l’impostazione di responsabilità, rigore amministrativo ed attenzione alla sostenibilità del sistema che sta caratterizzando le “buone intenzioni” che l’attuale governo regionale ha dichiarato di voler perseguire.
Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia
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