Analisi e proposta dell’OPI Bari e BAT per la riduzione delle liste d’attesa in Puglia

Scritto da  OPI BAT Giu 25, 2018

Gli Ordini delle professioni sanitarie infermieristiche di Bari e BAT, in esito all’audizione in III Commissione sul DDL per la riduzione delle liste d’attesa effettuato lo scorso 10 maggio durante l’incontro del Consiglio Sanitario Regionale (VEDI), formalizzano delle considerazioni su un sistema “Complesso, variegato e di difficile lettura e accesso per i cittadini”.

Il problema delle liste d’attesa è un argomento di grande interesse socio/politico e secondo i suddetti Ordini occorrerebbe una lettura in chiave politica del contesto sanitario pugliese, pertanto si fanno promotori di alcune opzioni, mirando al miglioramento della salute pubblica.

Le proposte evidenziate nel CSR (VEDI) che impattano sulle “Liste d’attesa” sono:

  • Puntare sull’infermiere “Care Management” e sull’assistenza Territoriale;
  • Promuovere il modello adottato in Portogallo che trasforma le liste d’attesa in tempi d’attesa attraverso l’utilizzo di un “voucher” da utilizzare in qualunque struttura pubblica se il suo bisogno di cure non è soddisfatto nei tempi previsti.

Due spunti di riflessione che cambiano totalmente il modo di inquadrare il problema, suggerendo una visione che vede al centro il cittadino con il suo bisogno di salute.

Solo pochi anni fa quasi tutto si concentrava sull’acuzie e sull’assistenza ospedaliera. Oggi l’età che avanza è sotto gli occhi di tutti, il nostro paese è uno tra i più longevi e, soprattutto, uno di quelli considerati più in “buona salute”.

Le patologie croniche però sono in aumento e aumenta la non autosufficienza. I bisogni di questo tipo avrebbero necessità di un modello nuovo di assistenza che non c’è. Secondo i risultati dell’Osservatorio civico FNOPI–Cittadinanzattiva, gli infermieri vengono considerati professionisti che si rivolgono agli ammalati con gentilezza e cortesia, sono disponibili all’ascolto, mostrano vicinanza, comprensione e anche emozioni verso di loro. I cittadini si sono sentiti sicuri durante l’assistenza infermieristica e gli infermieri hanno anche fornito a pazienti e parenti informazioni chiare e comprensibili. Ma questi ultimi si lamentano perché gli infermieri sono pochi. Hanno poco tempo da dedicare al contatto con le persone, anche perché spesso occupati in attività che li allontanano dall’assistenza vera e propria.

Tutto questo accade soprattutto in ospedale, mentre sul territorio c’è quasi il vuoto, tanto che i cittadini vorrebbero avere la possibilità di poter scegliere un infermiere di famiglia/comunità come si fa col medico di medicina generale, vorrebbero trovare gli infermieri nella farmacia dei servizi, avere la possibilità di consultarli in determinati casi come il trattamento di ferite e lesioni cutanee e averli disponibili anche nelle scuole, per bambini e ragazzi che ne potrebbero aver bisogno.

Nel futuro della sanità, a fronte dei bisogni di salute della popolazione e in particolare della domanda di cura delle fasce più fragili, gli infermieri sono chiamati quindi ad esercitare un ruolo sempre più incisivo, basato sulla sinergica collaborazione con i medici e gli altri professionisti sanitari, che riconosca le professionalità acquisite e li renda capaci di contribuire ad innalzare la qualità della risposta assistenziale.

Il primo passo è quello di puntare sugli infermieri e sull’assistenza territoriale attraverso modelli di presa in carico dei bisogni di salute (cronicità) dei cittadini e un sistema di “Care management infermieristico”.

Il territorio, per i sistemi sanitari evoluti, deve diventare il luogo primario di intervento per attuare modalità innovative di integrazione assistenziale finalizzate a rispondere ai bisogni di salute dei pazienti complessi.

Il domicilio, il distretto e le forme organizzative evolute della medicina convenzionata rappresentano, pertanto, gli ambiti privilegiati dove realizzare la presa in carico integrata del paziente e della sua famiglia che impattano sulle “liste d’attesa”.

Il progetto sperimentale “Care Puglia 3.0” presentato dall’Aress in occasione dell’evento Forum Mediterraneo in Sanità (al quale non ha mai partecipato nessun rappresentante degli infermieri), dal titolo “Innovazione e Sostenibilità delle Cure”, è sostanzialmente incentrato su investimenti economici remunerativi relativi alla figura del Medico di Medicina Generale che dovrà mettere a disposizione della rete dei servizi, nell’ambito del management sanitario per la gestione delle cronicità e della presa in carico del paziente, i propri Infermieri di studio.

Questo modello rappresenta un ennesimo cambio di rotta sulle politiche della salute riguardo il care infermieristico avviato con precedenti sperimentazioni, di cui la stessa Regione ha tratto beneficio in termini di riduzioni di costi e di efficienza del servizio reso ai cittadini.

Esso rappresenta, per i contenuti che esprime, un ulteriore passo indietro della Puglia sulla qualità del sistema di “care management” che mortifica ancora una volta gli Infermieri e gli assistenti sanitari su cui i precedenti progetti erano stati definiti (Leonardo - Nardino); così, mentre le altre regioni d’Italia (Delibera G.R. Veneto Care Manager https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=305364) investono nell’ambito del care management infermieristico, il modello proposto “Infermiere Care Management” pugliese impatta fortemente sul problema delle liste d’attesa.

L’altro esempio presentato è il modello portoghese che azzera le liste di attesa. Questa nuova prospettiva, il SIGIC (Sistema Integrado de Gestão de Inscritos para Cirurgia) nasce nel 2004 in Portogallo: un nuovo approccio che si avvale di un potente sistema informatizzato che raccoglie in maniera trasparente e sicura (in termini di privacy) tutti i dati su tempi di attesa, volumi di prestazioni e performance degli ospedali pubblici e privati.

Il suo principio di base è che se un paziente non è operato entro il tempo prefissato ha diritto ad un voucher con cui può essere trasferito ad un qualsiasi altro ospedale (pubblico o privato portoghese) ed essere operato (sempre gratuitamente) nei tempi prestabiliti.

Il vantaggio per i pazienti è evidente: una volta raggiunto il 70% del tempo massimo di attesa, se non sono stati curati possono chiedere il trasferimento in un’altra struttura pubblica o privata ed essere operati immediatamente.

Ma cosa ci guadagnano gli ospedali ad essere efficienti aldilà di una buona reputazione? La risposta è semplice: se un ospedale opera un paziente di sua pertinenza, questo viene rimborsato in base al DRG corrispondente.

Se un paziente non è operato entro il tempo prestabilito (che varia a seconda della procedura e delle condizioni del paziente), ha diritto a spostarsi e scegliere attraverso il sistema informatico un qualsiasi altro ospedale che ha una buona performance ed un tempo di attesa inferiore. Tutte le strutture sia pubbliche che private hanno risposto al SIGIC aumentando la produttività per i pazienti di pertinenza durante l’orario lavorativo regolare ed in più hanno accresciuto la capacità produttiva aumentando le ore extra di lavoro per i pazienti trasferiti (intramoenia).

  1. Notizie
  2. Comunicato
  3. Formazione

Calendario

« Dicembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31