La FNOPI scrive al ministro Grillo  per evitare il fenomeno, riorganizzare un’assistenza che premi aziende e professionisti e rispetti e soddisfi i bisogni di salute dei pazienti e per sollecitare il tavolo permanente di lavoro che lo stesso ministro aveva prospettato per la professione infermieristica 

Oltre 12mila infermieri a tempo determinato e almeno 4-5000 con contratti internali. Competenze e specializzazioni non riconosciute in tutte le Regioni e, anzi, spesso un demansionamento per far fronte a carenze di personale anche non laureato che la stessa giurisprudenza condanna. Totale discrezionalità nei percorsi in cui vengono inseriti i professionisti e nessuna possibilità di investire e valorizzare gli stessi professionisti in un corto circuito che penalizza l’assistenza infermieristica è i cittadini che ne debbono usufruire.

Gli “infermieri fantasma” ci sono e tra tutte le situazioni descritte sfiorano le centomila unità. Così come i medici dichiarati nelle ultime settimane dal ministro della Salute Giulia Grillo. Ed essere “fantasma”, qualunque sia la ragione, genera insoddisfazione e stress, fino anche al burn out: studi internazionali hanno dimostrato che circa 98mila pazienti muoiono ogni anno in ospedale nel mondo a causa di errori prevenibili. La maggior parte di questi errori sono conseguenza di processi o condizioni difettose del sistema e tra queste rientra l’eccessivo – e male organizzato - carico di lavoro degli operatori.

Per evitare questo fenomeno e riorganizzare un’assistenza che premi aziende e professionisti, ma soprattutto rispetti e soddisfi i bisogni di salute dei pazienti, la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI)  ha inviato una lettera al ministro della Salute Giulia Grillo per sollecitare quel tavolo permanente di lavoro che lo stesso ministro aveva prospettato per la professione infermieristica per sciogliere i nodi che attualmente legano l’assistenza e per trovare soluzioni efficaci e condivise anche con le altre categorie professionali.

Le soluzioni? La reale stabilizzazione dei precari, ma anche degli interinali che costano al Servizio sanitario almeno il 18% in più dei dipendenti perché ai costi del personale si devono aggiungere i guadagni delle agenzie di somministrazione e sono utilizzati perché il loro peso economico non grava sulla spesa per il personale, ma su quella per beni e servizi. Un escamotage che consente di non superare a priori quell’odioso limite per il personale fissato da più manovre di bilancio della spesa 2004 meno lo 0,4 per cento.

Quindi il pieno riconoscimento delle specializzazioni infermieristiche e, per queste, l’infungibilità in sintonia con quella naturale dei medici specialisti, perché la loro assistenza possa essere mirata, appropriata e dedicata ai bisogni di specifici pazienti, non solo migliorando i servizi, ma anche riducendo i rischi e aumentando la qualità del servizio.

E poi il demansionamento: la giurisprudenza punisce le aziende che lo applicano metodicamente ma al di là delle necessità contingenti e sempre e solo a favore del paziente è una forma di utilizzo improprio dei professionisti infermieri che andrebbe bloccato alla radice con una corretta revisione degli organici che consenta di mettere ogni operatore al suo posto e con sbarramenti nell’organizzazione gestionale delle aziende e dei servizi.

 

IN ALLEGATO LA LETTERA INVIATA DALLA FNOPI AL MINISTRO DELLA SALUTE GIULIA GRILLO

L'Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Barletta Andria Trani scrive al Ministro della Salute Giulia Grillo, al Presidente ed Assessore Regionale alla Sanità della Puglia Michele Emiliano, al Capo Dipartimento Salute della Regione Ruscitti ed al Direttore Generale della ASL BT, Alessandro Delle Donne sul rinnovo contratti a tempo determinato infermieri in scadenza al 31/10/2018

 

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Bat, in qualità di Ente sussidiario dello Stato deputato alla tutela della salute pubblica ed in rappresentanza degli infermieri di questa provincia esprime forte preoccupazione per le decisioni assunte dalla direzione generale della Asl Bat riguardo l’adozione di provvedimenti amministrativi nei confronti degli infermieri in scadenza di contratto.

Nella giornata di ieri, dapprima con la nota n. 65011 (in allegato), Il Direttore Amministrativo della ASL BAT, dott. Giulio Schito, ed il dirigente dell’Ufficio Concorsi, dott.ssa Elena Tarantini, (delibera n. 1772 del 25/10/2018) affermavano che i contratti degli infermieri a tempo determinato in scadenza il 31/10/2018 si intendevano rinnovati sino al 31/12/2018. Dopo solo poche ore tale informativa veniva soppressa con nota n. 65013 (in allegato) a firma degli stessi dirigenti senza alcuna spiegazione per nessuno degli attori in causa.

L’ulteriore colpo di scena arriva nella giornata di oggi, domenica 28 ottobre. Sul sito ufficiale della Asl Bat (https://www.sanita.puglia.it/web/asl-barletta-andria-trani/news-in-primo-piano_det/-/journal_content/56/36008/precisazione-proroga-infermieri) appare una nota che riportiamo integralmente:

“Si comunica che, a chiarimento della nota prot. 65013 del 26.10.2018, ad oggetto "Proroga contratti a tempo determinato. Sospensione esecuzione nota prot. 65011 del 26.10.2018", la sospensione è da ritenersi effettiva esclusivamente per gli Infermieri che non hanno i requisiti della stabilizzazione”.

A prescindere dalle legittime posizioni delle organizzazioni sindacali, da mesi abbiamo sostenuto numeri alla mano, attraverso i dati forniti dalla FNOPI, la carenza di infermieri nella nostra regione (3.931 unità) e la necessità di applicare nuovi modelli organizzativi che gioverebbero al sistema salute ed ai cittadini.

Un trattamento riservato agli infermieri in scadenza di contratto che consideriamo poco dignitoso ed indecoroso, inaccettabile nella forma utilizzata che denota un certo pressapochismo e incapacità decisionale.

Un trattamento inaccettabile ed irrispettoso rivolto ai numerosissimi professionisti della sanità che sino ad oggi hanno garantito la continuità assistenziale ospedaliera e territoriale insieme a tutti gli altri attori del sistema sanitario di questa provincia. Non solo, fra pochissimi giorni, con questo discutibile atteggiamento amministrativo, da parte dell’azienda e perché no anche della Regione Puglia rischiano di saltare interi servizi, anche di area critica, che portano in pancia quindi una responsabilità immane con il rischio di far crollare i livelli essenziali di assistenza.

L’Ordine da sempre in prima linea contro chi calpesta la dignità professionale e la salute dei cittadini promuoverà e nel caso affiancherà qualsiasi tipo di attività atta a risolvere una situazione senza precedenti.

Trani, 28 ottobre 2018

 

Il Presidente, Dott. Giuseppe Papagni

 

Allegati

NOTA ASL BAT N. 65013

NOTA ASL BAT N. 65011

                                                                                           

L'Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia Barletta-Andria-Trani esprime la propria solidarietà e nello stesso tempo vuole attenzionare le istituzioni regionali e territoriali come la ASL a quelli che sono gli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari, diventata ormai una vera e propria emergenza nazionale.

L’O.P.I. della Bat, in rappresentanza degli Infermieri di questo territorio rileva il dilagare del fenomeno di aggressioni fisiche e verbali al personale infermieristico impegnato nei servizi di emergenza urgenza e dei punti di primo intervento ospedalieri, per chiedere interventi risolutivi a tutela dell’integrità fisica e morale dei propri iscritti.

Violenza che purtroppo si perpetua nei confronti del personale sanitario che opera quotidianamente in qualsiasi ora del giorno e della notte sui mezzi di soccorso del 118. La nostra vicinanza, quindi, nei confronti di alcuni colleghi che purtroppo, recentemente, hanno subito un infortunio mentre assistevano e soccorrevano dei pazienti. Un primo episodio ai danni di un infermiere in servizio presso la postazione 118 di Trani, che ha determinato l'assenza dal luogo di lavoro per quindici giorni. Un altro episodio, decisamente più grave, nei confronti di un infermiere in servizio presso la postazione 118 di Bisceglie in infortunio da fine luglio. L’O.P.I. della Bat condanna fortemente questi atti di violenza, che mettono in evidenza le difficoltà e i rischi a cui tutto il personale sanitario impiegato in prima linea è esposto.

L’ultimo episodio gravissimo risale alle ore 6 di domenica 21 ottobre. Un episodio che conferma il clima di violenza a cui è esposto il personale sanitario. La violenza ai danni del personale della postazione 118 di Trani per il presunto ritardo nell’intervento. Mentre il medico insieme all’infermiera venivano scaraventate fuori dal locale dove veniva segnalata una persona priva di coscienza, l’autista ed il soccorritore (che ha riportato un ematoma cranico) venivano circondati e malmenati in vario modo. Nonostante tutto il paziente veniva trasportato in Pronto Soccorso dove sono continuate ulteriori aggressioni che costringevano i soccorritori a rifugiarsi nelle proprie stanze.

Riportiamo la testimonianza di uno dei sanitari aggrediti: “Allertati alle 06.00 circa per un codice rosso a Trani in piazza Longobardi all'interno di un locale, al nostro arrivo senza motivazione alcuna veniamo aggrediti fisicamente e verbalmente dagli astanti che in seguito si identificano come parenti. Non riusciamo nemmeno ad avvicinarci al paziente perché in una frazione di secondo un ragazzo visibilmente agitato e alterato scaraventa me fuori dal locale facendomi cadere a terra, buttandomi addosso all'infermiera che mi seguiva. Rialzandomi cerco i miei compagni per poterci mettere in sicurezza ma erano già all'interno del locale. Contatto prontamente la Centrale Operativa di Bari per chiedere immediato soccorso da parte delle forze dell'ordine, ritento di entrare per sedare animi e soccorrere il paziente ma l'estrema situazione di pericolo costringe me e l'infermiera a rifugiarci in ambulanza.

Ricontatto la Centrale Operativa di Bari che nonostante invocassi aiuto non mi rassicura all'arrivo dei soccorsi. Il nostro autista e il nostro soccorritore sono all'interno del locale in preda alla confusione che regna, in preda all'ira del ragazzo che dice di essere il figlio del paziente e in preda alle urla della figlia dello stesso che ci accusa del ritardo nel soccorso.

Non so come riescono i nostri colleghi autista e soccorritore ad uscire dal locale dopo essere stati strattonati e aggrediti fisicamente e con loro il paziente sulle proprie gambe. Viene portato in ambulanza dal figlio credo, che continua insieme al padre ad inveire contro il mio autista. Riusciamo ad allontanarci con il mezzo diretti al pronto soccorso di Trani chiedendo, invocando ancora la Centrale Operativa all'invio di pattuglie di polizia o carabinieri, anzi comunico alla Centrale Operativa che sto rientrando con un codice 5. Giunti in pronto soccorso incrociamo casualmente una pattuglia di Carabinieri che si trovava lì per altro intervento. Li invito caldamente a non allontanarsi spiegando che siamo in pericolo e che siamo stati aggrediti tanto che da lì a poco arriva il figlio del paziente che inveisce e si scontra verbalmente con i carabinieri stessi.

Consegnamo il paziente al collega di pronto soccorso senza poter dare notizia alcuna sul suo stato essendoci stata impedita la visita e la valutazione clinica del caso.

Ci allontaniamo dal pronto soccorso rifugiandoci letteralmente nelle nostre stanze e in accordo con la Centrale Operativa dichiariamo non operativa la postazione di Trani per poterci permettere di farci visitare e refertare dai colleghi di pronto soccorso per le aggressioni subite.

Mai in 14 anni ho avvertito così tanto la sensazione di pericolo di terrore e forse di morte”.

L’O.P.I. invita la direzione strategica della Asl Bat a reagire con decisione a questo ennesimo episodio che poteva avere una evoluzione infausta. Gli operatori sanitari con grande spirito di abnegazione consapevoli delle difficoltà operative a cui sono sottoposti, non sono più disposti ad ulteriori sacrifici.

Pertanto invitiamo la stessa Asl a vigilare sul fenomeno coinvolgendo gli operatori sanitari più esposti al rischio in percorsi di formazione specifici e attraverso una campagna di comunicazione informativa rivolta ai cittadini, anche sul corretto utilizzo del servizio di emergenza urgenza 118 e degli altri servizi sanitari alternativi offerti dalla Asl.

L’Ordine degli infermieri della Bat, dopo la bocciatura sul riconoscimento dell’indennità dell’articolo 44 del CCNL del comparto sanità per gli infermieri centodicciottisti pugliesi, da parte del Consiglio regionale della Puglia e del governatore Michele Emiliano invita a rivalutare tale posizione riconoscendo e valorizzando i professionisti dell’emergenza urgenza, così come avvenuto in altre regioni.

Una posizione quella di Emiliano che diverge da altre realtà Regionali e accordi decentrati che hanno invece legittimamente riconosciuto l’indennità in base all’art.4, comma 2, I° paragrafo, del CCNL del 7.4.1999 del Comparto Sanità che consente, nell’ambito della contrattazione collettiva integrativa, di prevedere “i sistemi di incentivazione del personale sulla base di obiettivi, programmi e progetti di incremento della produttività e di miglioramento della qualità del servizio, con la definizione di criteri generali delle metodologie di valutazione e di ripartizione delle risorse del fondo di cui all’art. 38 comma 3..”.

Vorremmo ricordare al presidente Emiliano che mentre presidiava il 5 ottobre c.m. la seconda riunione del Consiglio Sanitario Regionale sul tema della violenza contro i medici (con la presenza dei soli medici), precludendo la partecipazione degli Infermieri e di altre professioni sanitarie, altri operatori sanitari venivano coinvolti in episodi di violenza.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Bat nella sua funzione di Ente pubblico sussidiario dello Stato, avendo come riferimento la salvaguardia della salute dei cittadini e quindi degli infermieri, si propone come interlocutore privilegiato con gli organi regionali affinchè venga pienamente valorizzato il lavoro degli infermieri operanti nel sistema 118 pugliese, tutelato nella sicurezza.

 

 

Il Presidente O.P.I.

Dott. Giuseppe Papagni

 

Il centro Altheeis - SPA & relax, situata a Bisceglie in Vico interno Labirinto, 6, si impegna ad applicare a tutti gli iscritti dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della sesta provincia pugliese ed ai loro familiari, dietro presentazione della tessera, la seguente scontistica sulle tariffe indicate nel listino del:

  • 30% su "Rituali del benessere, Sentieri, trattamenti viso e corpo";
  • 15% su SPA;
  • 20% su laser epilazione definitiva;
  • 10% sui "Prodotti Altheeis"

La presente convenzione ha durata annuale e si intende tacitamente rinnovata di anno in anno se non disdetta da una delle parti.

Per maggiori informazioni contattare direttamente la struttura al seguente link www.altheeis.it oppure contattandola telefonicamente al (+39) 339 56 51 828
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Condotte inopportune degli Infermieri sui social? Altolà della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che rappresenta gli oltre 440mila professionisti presenti in Italia (il più grande Ordine professionale italiano.

I 102 presidenti degli Ordini provinciali riuniti nel Consiglio nazionale hanno sottoscritto un documento sulla condotta dei loro iscritti sui social.

Guai all’infermiere che qualificandosi tale agisce sui social e sul web, magari creando anche un profilo fake, mancando di decoro, di rispetto, usando turpiloquio, rinunciando a ogni possibilità di confronto costruttivo e sereno, parlando senza cognizione di causa sia in merito a evidenze scientifiche sia in merito a una consapevolezza ragionata dei fenomeni di cui discute: Federazione e Ordini provinciali interverranno sul piano disciplinare.

La scelta di un posizionamento ufficiale che preveda maggior rigore nei confronti di chi utilizza i social qualificandosi come infermiere minando l’immagine di tutta la comunità professionale che ne esce mortificata sul piano etico, deontologico, culturale e frenando la credibilità politica istituzionale delle rappresentanze nei confronti della società civile, politica, professionale, nasce dai troppi casi in cui ultimamente una compattezza professionale avrebbe potuto ottenere vantaggio dalla comunicazione social mentre l’atteggiamento e l’uso improprio di alcuni sono diventati vetrina di una minoranza professionale livorosa, aggressiva e violenta che danneggia tutti.

La FNOPI e tutti gli Ordini provinciali ritengono quindi indispensabile dotarsi di una policy (o anche di condividere una netiquette – la buona educazione in rete - con i propri utenti) per poter moderare in modo corretto e trasparente le discussioni generate dai post pubblicati e comprendere che non tutti i contenuti sono adatti a Facebook: le immagini possono trovare spazio su Instagram, i video su Youtube, i posizionamenti istituzionali su Twitter, gli approfondimenti e i documenti ufficiali sul sito istituzionale e così via.

Cinque i passaggi mutuati dal Codice Deontologico vigente da rispettare se ci si qualifica come infermiere su ogni piattaforma comunicativa:

1) tenere conto dei valori etici, religiosi e culturali, del genere e delle condizioni sociali della persona;

2) impegnarsi a cercare il dialogo, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche;

3) perseguire uno spirito di collaborazione e confronto con i colleghi o con altri professionisti sanitari e non;

4) riconoscere e valorizzare lo specifico apporto degli altri attori che operano nell’equipe;

5) tutelare il decoro personale e il proprio nome e salvaguardare il prestigio della professione.

“Se i mezzi di comunicazione oggi ci hanno dato libertà di parola su ogni argomento e in ogni contesto – sottolinea nel documento la FNOPI - questo non significa che tale libertà sia esente da conseguenze anche disciplinari”.

Per questo Federazione e Ordini hanno deciso di agire. Ogni comportamento che leda la professione e l’immagine dei professionisti attraverso i social sarà punito: la rappresentanza professionale si impegna a essere guida ed esempio per un buon uso dei social.

 

IN ALLEGATO IL PRONUNCIAMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE FNOPI

 

Intesa tra infermieri, magistrati e avvocati per gli Albi di periti e consulenti tecnici. Mangiacavalli (FNOPI): “Una tappa importante per la professione infermieristica”

 

Protocollo d’intesa tra Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI), Consiglio nazionale forense e Consiglio superiore della Magistratura.

Obiettivo: applicare la legge 24/2017 (responsabilità sanitaria)  per quanto riguarda la professione infermieristica con “parametri qualitativamente elevati per la revisione e la tenuta degli albi (dei periti e dei consulenti tecnici tenuti dai Tribunali, ndr.), affinché, in tutti i procedimenti civili e penali che richiedono il supporto conoscitivo delle discipline mediche e sanitarie, le figure del perito e del consulente tecnico siano in grado di garantire all’autorità giudiziaria un contributo professionalmente qualificato e adeguato alla complessità che connota con sempre maggiore frequenza la materia”.

Il protocollo prevede che la FNOPI concorra all’attuazione delle linee guida per l’armonizzazione dei criteri e delle procedure di formazione degli albi dei periti e dei consulenti tecnici già indicate nell’analogo protocollo con la FnomCeo del 24 maggio scorso.

In base al protocollo gli albi circondariali devono garantire “oltre a quella medico-legale, un'idonea e adeguata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche riferite a tutte le professioni sanitarie” e per questo è stata prevista una sezione riservata alla professione infermieristica con “speciale competenza”.

La “speciale competenza” non è il solo possesso del titolo abilitativo alla professione, ma la concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina, come emerge sia dal curriculum formativo e/o scientifico sia dall’esperienza professionale del singolo esperto.

In sostanza la Magistratura riconosce le competenze specialistiche degli infermieri come effettive e come presupposto per la scelta dei periti e consulenti dei tribunali.

E il protocollo in questo senso distingue elementi di valutazione primari e secondari.

Quelli primari sono il possesso della laurea magistrale in scienze infermieristiche; l’esercizio della professione da non meno di 10 anni; l’assenza, negli ultimi 5 anni, di sospensione disciplinare e di qualsiasi procedimento disciplinare in corso; il regolare adempimento degli obblighi formativi ECM.

Gli elementi secondari invece sono il possesso di un adeguato curriculum formativo post-universitario che indichi sia i corsi di livello universitario o assimilato, sia quelli di aggiornamento per il circuito ECM ed eventuali attività di docenza; nel curriculum dovranno essere indicate anche le posizioni ricoperte e le attività svolte durante la carriera; il possesso di un eventuale curriculum scientifico, che indichi attività di ricerca e pubblicazioni, oltre all’iscrizione a società scientifiche; il possesso di riconoscimenti accademici o professionali o altri elementi che dimostrino l’elevata qualificazione del professionista; l’eventuale possesso dell’abilitazione allo svolgimento di attività di mediazione e di un attestazione che certifichi la conoscenza del processo telematico.

Il mancato possesso di un elemento primario dovrebbe far presumere l’assenza di “speciale competenza”, precludendo l’iscrizione all’albo “salvo motivata ragione contraria”.

Il protocollo definisce anche “buona prassi organizzativa” il fatto che i Comitati che selezionano le varie figure abbiano al loro interno rappresentanti degli Ordini delle professioni infermieristiche che  possono verificare osservazioni e annotazioni anche rispetto alle informazioni dichiarate nelle domande e quelle possedute.

Anche per gli infermieri come per i medici è previsto un fascicolo personale in cui oltre ai dati personali sono riportate una serie di informazioni (come, tra l’altro, i curricula, incarichi di perito/consulente assegnati e revocati dall’autorità giudiziaria e da parti pubbliche o private, competenze nell’ambito della conciliazione e così via).

Per quanto riguarda l’area professionale di competenza del candidato, il riferimento  è proprio alle sei aree specialistiche degli infermieri: area cure primarie - servizi territoriali/distrettuali; area intensiva e dell’emergenza/urgenza; area medica; area chirurgica; area neonatologica e pediatrica; area salute mentale e dipendenze.

A monitorare l’attuazione del protocollo, accanto alla sezione del Consiglio superiore della Magistratura ci sarà la FNOPI, che partecipa al tavolo tecnico previsto anche per i medici.

“Si tratta di una tappa importantissima nella crescita della professione infermieristica – ha commentato la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli -. Il protocollo riconosce  il ruolo sempre più preminente e qualificato dei professionisti infermieri in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita e, per questa ragione, li ritiene capaci di poter fornire un contributo specialistico unico, che ci auguriamo sia formalizzato anche a livello di organizzazione dei servizi nelle Regioni e nel Ssn come lo è stato dalla Magistratura, ad integrandum rispetto a quello del medico, anche in sede procedimentale in qualità di consulenti tecnici d’ufficio e di periti nei giudizi di responsabilità sanitaria”.

 

Fabbisogno di personale per fare fronte alle carenze e offrire la migliore assistenza possibile, specializzazioni infermieristiche, rispetto degli impegni economici, ma non solo, per valorizzare la professione.

Sono i temi cardine dell’incontro tra il ministro della Salute, Giulia Grillo, e una delegazione della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), rappresentata dalla presidente, Barbara Mangiacavalli, e dalla vicepresidente, Ausilia Pulimeno, che si è svolto oggi al ministero della Salute.

“Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini - dichiara il ministro della Salute - E ho ben presente che il Contratto nazionale sottoscritto a febbraio ha necessità di trovare una copertura finanziaria nella redazione della legge di Bilancio. Faremo il possibile”, specifica.

“Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volontà, e posso assicurare che il ministro è al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perché dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini” conclude Giulia Grillo.

“Il ministro - spiega la presidente Fnopi, Mangiacavalli - ha mostrato il suo interesse e dato la sua disponibilità a inserire i temi della nostra professione nella sua agenda e in quella del Governo. Lavoriamo tutti e con grande impegno nella stessa direzione: la salute dei cittadini”.

Quello di oggi è il secondo incontro dopo quello del 1° agosto scorso, ed è stato caratterizzato dalla massima cordialità e spirito collaborativo. Sono stati discussi e analizzati anche gli aspetti organizzativi per studiare i meccanismi necessari, anche interprofessionali, per mettere in campo nuovi modelli di assistenza infermieristica su tutto il territorio nazionale (infermiere di famiglia e di comunità, ospedale di comunità assistenza domiciliare e così via).


Gli infermieri impiegati nel Ssn sono carenti in tutta Italia,  dove il rapporto con i medici invece di essere di uno a tre come indicato a livello internazionale, crolla a volte fino a sfiorare la parità (1:1), non garantendo un adeguato impegno assistenziale: in questo senso ne mancano oltre 53mila.

Anche l’Oms nel documento sull’Italia predisposto per la sua 68esima Assemblea generale in svolgimento in questi giorni a Roma sottolinea che percentualmente ci sono molti medici (rispetto al numero di abitanti), ma pochi infermieri (rispetto al numero di medici).

Se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti, sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l’anno. Gli studi pubblicati su riviste internazionali  (JAMA e British Medical Journal) parlano chiaro: a un incremento del 10% di infermieri, corrisponde una diminuzione della mortalità del 7 per cento.

La Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche riconosce la necessità delle campagne vaccinali e ha da sempre dichiarato il proprio impegno per contribuire all’informazione e all’educazione alla salute che deve essere la base di una nuova cultura della popolazione, in accordo con la comunità scientifica nazionale e internazionale che riconosce alle vaccinazioni un ruolo essenziale a livello di prevenzione e di lotta alle principali malattie diffusive.

 “Comprendiamo le ragioni della politica – aggiunge Mangiacavallima non possiamo giustificarle quando queste mettono a rischio la salute dei pazienti non secondo semplici affermazioni di principio, ma in base a tutte le posizioni assunte dai principali organismi nazionali e internazionali che si occupano e dettano linee guida per la tutela della salute”.

“Il ministro della Salute Giulia Grillo è un politico, ma anche e prima di tutto un medico e tutto questo lo sa perché fa parte del suo Dna professionale. Siamo certi – afferma Mangiacavalli – che saprà far valere la ragione della Scienza sulle opportunità della politica e siamo con lei, come abbiamo già avuto occasione di confermarle di persona, in qualunque momento sia necessario tutelare il benessere dei cittadini, di tutte le età, secondo uguaglianza e razionalità scientifica e per attuare la garanzia costituzionale della salute quale diritto di tutti gli individui”.

Fin dal 2017 la Federazione ha assunto precise posizioni in merito ai vaccini e in un documento di posizionamento del Consiglio nazionale (i presidenti dei 102 Ordini provinciali) e come firmataria anche della Carta di Pisa sulle vaccinazioni negli operatori sanitari per riconoscere il valore della vaccinazione soprattutto tra i professionisti, ha chiaramente sottolineato la necessità che il suo ruolo, per ottenere i migliori risultati, tenda in termini di empowerment dei pazienti, a comunicare in modo intenzionale con l’assistito e agevolare così la scelta vaccinale.

"Riconfermiamo – conclude la presidente Fnopi Barbara Mangiacavallila nostra massima collaborazione in termini di attività professionale e progettuale alle istituzioni preposte alla programmazione e ad assicurare agli assistiti e alla comunità scientifica la presenza attiva degli infermieri, come sempre finora dimostrato nonostante le pesanti carenze di organici, per garantire di fa fronte ai bisogni dei pazienti. La nostra professione – aggiunge - come quella di chiunque ha scelto di garantire assistenza e salute dei cittadini, non ha nemici solo nella razionalizzazione, ma c’è un nemico più grande e subdolo che sta crescendo: l’ignoranza. E’ un vero e proprio fuoco, alimentato da una scorretta informazione che spesso, frutto anch’essa di altrettanta ignoranza ma questa volta anche colpevole di non saper ammettere i propri errori, distrugge, l’opera difficile di informazione, educazione e prevenzione che si fa per i cittadini”.

Su questa linea la Fnopi ha anche realizzato un corso gratuito per i suoi iscritti – gli oltre 440mila infermieri presenti in Italia – attivo fino alla fine di settembre sulla piattaforma Fadinmed (www.fadinmed.it) per fornire tutte le informazioni evidence based  sull’argomento, chiarendo efficacia e rischi e offrendo anche spunti di comunicazione che possono essere utili nella discussione con i genitori.

 

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